Centocelle ore 16:00. Il quartiere fotografa se stesso

 

Sulla falsariga delle scene iniziali del film Smoke di Wayne Wang del 1995 in cui il protagonista tabaccaio, Auggie, per anni fotografa lo spicchio di mondo che vede davanti il suo negozio, l’Associazione Fermaimmagine in collaborazione con il Laboratorio Psicoanalitico Centocelle ha coinvolto i negozianti del Quartiere in un progetto fotografico della durata di 3 settimane durante le quali si sono resi protagonisti di scatti del loro angolo di vita

Per giorni alle 16.00 i negozianti hanno mantenuto fissa l’inquadratura sullo spicchio di mondo su cui si affacciano le loro botteghe.

L’occhio dell’osservatore, come quello del fotografo, può cogliere nella fissità dell’inquadratura lo scorrere del tempo e della vita che attraversando il campo visivo della macchina fotografica ci parla dell’unicità e della esclusività di ogni nostro attimo.

Centocelle si è idealmente fermata per guardarsi e descriversi: in questo susseguirsi di inquadrature fisse scorre la vita, cambiano le persone, cambia il tempo. Volti, movimenti, abitudini, vezzi che descrivono nell’attimo un quartiere parlando di vita, di ritmi frenetici o di sguardi assorti. Piccole grandi storie di una cronaca quotidiana fatta di madri, di ragazzi innamorati, di autobus da aspettare, di panchine piene di badanti e poi vuote, di anziani che sono sempre lì a gustarsi il sole che anticipa la primavera.

Ci sono delle foto in cui il tempo sembra essersi congelato per giorni: vecchietti sulle loro sedie a rotelle, sempre loro, alla stessa ora, testimoni degli incomprensibili dialoghi est europei delle loro badanti, immigrati con giacconi pesanti e sandali ai piedi che aspettano sempre nella stessa posizione lo stesso autobus sulla stessa panchina, fiorai e giornalai che espongono la loro merce, sistemata sempre allo stesso modo, ad occupare sempre lo stessa quantità di suolo pubblico, a garantire sempre la stessa identità.

Il fatto che in un luogo e in un’ora i negozianti e gli abitanti si siano fermati, ha consentito che accadesse qualcosa di inaspettato, si creassero le condizioni favorevoli a guardare un luogo, già noto ma in realtà mai conosciuto, per la prima volta e quindi condizioni propizie anche allo sviluppo di alcuni pensieri, cosa che emerge nelle riflessioni dei fotografi a margine della loro esperienza.

Le cento fotografie realizzate da questi 18 fotografi non professionisti ci restituiscono l’immagine di un quartiere popolare culturalmente vivo, multietnico e curioso che ha visto nello scatto fotografico la possibilità di creare uno strappo nel sipario del quotidiano, sbirciando con nuovo entusiasmo una vita vociante e in movimento.

Di seguito il video del TG Lazio che parla della nostra iniziativa.

 

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